Il consumatore online cerca ciò che conosce già
- Mario Lorenzo Sabelli
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
L’e-commerce ha reso infinita l’offerta, non la capacità di scegliere. Nella moda, quando cresce l’incertezza, la ricerca si concentra sui marchi familiari e sui prodotti più riconoscibili.
Nel 2025 EY ha chiesto a 1.672 acquirenti di moda di lusso quali canali avessero utilizzato per gli acquisti più recenti. Il 49% aveva comprato sul sito di una maison. Il 21% su un multibrand online.

Non è soltanto una differenza tra canali. È una diversa architettura della scelta.
In un negozio multibrand, i prodotti vengono prima della decisione. Il consumatore entra, osserva, confronta e può essere attratto da qualcosa che non aveva previsto. Online il percorso si rovescia. La barra di ricerca aspetta un nome, l’algoritmo interpreta i comportamenti precedenti, la homepage si adatta a ciò che è già stato guardato.
Il digitale elimina la distanza tra intenzione e prodotto. È la sua forza, ma anche il motivo per cui tende a restringere la scelta.
Nella moda questo meccanismo diventa ancora più evidente. Un prodotto sconosciuto porta con sé una serie di domande che lo schermo non risolve completamente: come veste, quanto pesa, che consistenza ha il tessuto, come invecchierà, se il colore sarà lo stesso visto nella fotografia.
Il marchio conosciuto assorbe una parte di questa incertezza. Il consumatore non deve ricostruire ogni volta il valore dell’oggetto perché possiede già un’esperienza, un’immagine o almeno una reputazione a cui affidarsi. La familiarità funziona come un’assicurazione. Più aumenta il prezzo, più diventa costoso rischiare.
EY rileva infatti che il 56% dei consumatori aspirazionali preferisce maison consolidate. Non dimostra che sia il digitale a renderli prudenti. Mostra però che, mentre ricerca e personalizzazione diventano più efficienti, il riconoscimento continua a orientare la scelta.
La scoperta, quindi, non è scomparsa. Si è separata dall’acquisto.
Avviene prima: nei contenuti, nelle persone seguite, nelle conversazioni, per strada e nei luoghi capaci di costruire gusto. L’e-commerce interviene dopo, quando quel desiderio ha già assunto la forma di un marchio, di un modello o di un codice riconoscibile.
Per un brand emergente, essere disponibile online non basta. Aggiungere prodotti al catalogo non serve se il consumatore non ha una ragione per cercarli. La vera competizione avviene prima della visita al sito, nel momento in cui un nome entra nella memoria e diventa un’opzione possibile.
Il digitale ha democratizzato la disponibilità, non la fiducia. Può mostrare tutto, ma non può rendere ogni scelta ugualmente sicura.
Per questo il problema dei marchi meno conosciuti non è farsi trovare nello scaffale infinito. È essere già presenti nella mente del consumatore prima che la ricerca cominci.



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