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Vita Meravigliosa -Benedetta Bruzziches e la poesia delle calzature

Benedetta Bruzziches lancia la sua prima collezione di scarpe. Singolari. Preziose. Future.

Come le scrittrici più amate, quelle che una volta lette, possono stravolgere l'intera visione del mondo. Dalla scollatura impossibile, fatta di seta, eppure affilata e lucente, come la lama di un coltello. Ispirata alla scrittrice che tiene il suo nome per sé, Elena (Ferrante), passo dopo passo, riesce a dire la verità più indicibile con fedeltà assoluta. Non è forse per questo che amiamo camminare sui tacchi?

Il drappeggio di maglia di cristalli gioca a fare da sipario per il collo del piede, fresca come il

metallo e morbida come la seta, Goliarda (Sapienza), attraverso una struttura scultorea e leggera al tempo stesso, rivela la maestria di chi l’ha progettata, ma offre anche una visione avveniristica di un certo modo di fare calzature.

"Goliarda non esiste, lei è l’esistenza”, dicevano di lei, scherzando, alcuni amici per intendere un tratto della personalità che caratterizzava sia la donna che l’artista: mettersi sempre in gioco e sempre con estrema passionalità.

Di Elsa (Morante) restiamo confusi rispetto l'identità. La sua oscurità diventa piena luce. La caviglia fasciata, il tallone scoperto, una slingback che trapassa le atmosfere. A che donna è destinato questo gioiello di Saturno? Questo futuristico anello di alluminio lucido e nero? Una generazione – direbbe Elsa – che non segue nessuna strada già percorsa.

Sognare degli stivali annuncia una metamorfosi. Lo sapevate? Christine (de Pizan) indossava

senz'altro degli stivali quando scrisse Libro della Città delle Donne.

La prima scrittrice di professione d'Europa, fece del suo anti-conformismo una virtù. La pelle di vitello, il drappo in crystal mesh, la zeppa in plexiglass ci solleva in punta di piedi oltre ogni mito. Alla stregua di Virginia (Woolf). Un texano rivisitato, un'onda di cristalli.

Lei, continuò a scrivere sotto i bombardamenti dell'aviazione tedesca. Niente la fermò. “Far

sentire” fu il suo unico comandamento. Una stanza tutta per “Voi”. Siete pronte a lasciare le redini?






“Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti.

Ci sono dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti o disorientati,

senza sapere cosa fare. Sono momenti preziosi, quando torno ad essere corpo vivo,

che danza, alla ricerca di un linguaggio, della possibile traduzione di quanto esiste in noi

da sempre, ma che non ha ancora trovato le parole per essere detto.

Così, quando mi chiedevano che visione avessi della mia azienda per i dieci anni a venire, mi

vedevo in una grande piazza, cantare e danzare; credo davvero che il mondo abbia bisogno di artisti di strada. Io sono nata per questo! E questo è lo spirito da cui sono nate tutte le mie

collezioni.

Ora, i dieci anni sono passati e mi ritrovo a disegnare una collezione di scarpe, scarpe

pensate per tutto questo, per la grande danza della vita.

Torno a sentire il richiamo dell’artista di strada che sono, che canta alle donne, che incontra

la loro vera bellezza".

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