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L'impresa archeologica di Marco De Vincenzo per Etro

Arriva un momento nel quale il confronto con le radici non può più essere procrastinato: per andare avanti, ma anche per plasmare veramente la propria identità. Quel momento, per Marco De Vincenzo, accade ora. Più il direttore creativo si addentra in Etro, più il dialogo con ciò che Etro rappresenta diventa impellente. Scavare nella storia di un marchio, dopotutto, è un’impresa archeologica.

Tale scelta è certamente radicale, che è esattamente lo spirito attuale di Marco De Vincenzo. Radical come momento storico che coincide con la fondazione di Etro nel 1968. Radicale, soprattutto, nel senso originario del termine. L’origine di radical, infatti, non è affatto radicale. Preso in prestito dal tardo latino radicalis, significa radice. Le radici di Etro sono nel tessuto e nella stampa: tartan, motivi cravatteria e, naturalmente, paisley. Tutto questo ritorna oggi, incorniciato da un nuovo senso di precisione geometrica, da una propensione psichedelica per i tagli netti e disegni ritmici. Ecco che tutto si mescola istintivamente: lunghi abiti fluttuanti sono abbinati a maglie lunghe e grosse; pantaloni e gilet maschili sono combinati a bluse di seta.

Il tailoring è alto e preciso, in tessiture opulente. Motivi cravatta brulicano su cappotti avvolgenti con stampe a contrasto all’interno. I pantaloni di jeans accennano, in effetti, ad un look radicale. Essendo Etro un mondo intero, si prendono in prestito elementi dell’arredo domestico, con coperte avvolte su abiti leggeri. Le frange danzano lungo l’orlo di pesanti polo e sciarpe, mentre le applicazioni conferiscono alle maglie argyle un fascino tridimensionale. Gli accessori sono altrettanto radicali: gli zoccoli Aladdin diventano stivali, mentre lucide Mary Jane hanno tacchi alti e plateau. Le borse oversize tagliate al laser sono un tocco domestico; il nuovo secchiello Saturno è opportunamente e positivamente moody. Radical come modo per confrontarsi con chi si è stati e per definire ciò che si sarà.

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