AltaRoma: il cerchio si chiude

February 16, 2017

Diario AltaRoma 2017 - Quarta parte

 

Prima parte del Diario AltaRoma 2017 qui AltaRoma: primo giorno

Seconda parte del Diario AltaRoma 2017 qui AltaRoma: secondo giorno

Terza parte del Diario di AltaRoma 2017 qui AltaToma: terzo giorno

 

 

L’ultimo dei 4 giorni di sfilate ed eventi e’ annunciato dal suono della mia sveglia, programmata prestissimo; ad attendermi un intenso tour de force con un turbinio di emozioni in arrivo. Il sole splende alto nel cielo privo di nubi e la mia curiosità cresce. Perché si, ne sono convinta, per ogni inizio scoppiettante a volte può esserci un finale altrettanto sorprendente.

Nell’headquarter regna il fermento (intervallato da momenti di distensione tipici di giornate festive come la domenica); sfila Edith Marcel.

Gli interni onirici descritti da F.Bacone con la sua pittura emotiva e potente sono il teatro dove si muovono sapientemente i personaggi che il giovane brand ha deciso di vestire per la sua collezione fall-winter.

Ed.Marcel propone una collezione che gioca tutto sull’idea di impossibile compostezza fatta di stratificazioni e ripetizioni. Il corpo è spogliato del genere e a sfilare in passerella sono anche gli uomini che indossano gli intramontabili jeans, elementi centrali della filosofia del brand.

A colpirmi sono i colori (nero, verde bottiglia, color zucca) e l’equilibrio di ogni outfit. La differenza tra i tessuti più disparati sono appianate dalla costituzione essenziale dei corpi che mantengono la nettezza delle linee pur esagerando in volumi e lunghezze.

Sceglierei senza dubbio un outfit firmato Marcel per affrontare un colloquio di lavoro.

 

Ben diversa è l’atmosfera che si respira da Miahatami che sicuramente costituisce un altro astro nascente della moda italiana presente ad Altaroma. La sua è un’anima sempre in movimento e “Oasi nel deserto” ce ne fornisce la conferma.

Quello che intraprendiamo è un vero viaggio attraverso gli occhi della designer Narguess Hatami; protagonisti sono il deserto e i popoli nomadi che del viaggiare ne hanno fatto un vero e proprio stile di vita. L’eleganza che distingue ogni collezione è resa sulla scena grazie a tessuti lavorati come se fossero dei preziosi tappeti kilim. Il focus della collezione è costituito dalle maglie lavorate in punto pelliccia e con ricami al punto croce; non rare sono le frange applicate. Imprescindibili le colorazioni a mosaico che rendono all’occhio nudo un effetto tridimensionale e i colori caldi che il deserto ispira.

Novità assoluta è l’introduzione del colore nero che fa capolino in qualche creazione. Gioielli vistosi e chandelier preziosi completano alcuni look.

Come altri stilisti nei giorni precedenti hanno mostrato al pubblico il risultato di sapienti collaborazioni, che hanno valorizzato le loro creazioni con gioielli unici e accessori esclusivi, così Miahatami ha fatto sfilare in passerella un’inedita linea di calzature ispirate al Mondo e alla cultura nomade, create con l’ausilio di una grande collaborazione esterna alla maison. Con un po' di nostalgia e stanchezza saluto la designer e mi avvio verso l’ultima sfilata con la consapevolezza che dovranno passare altri mesi prima di poter rivivere una simile avventura.

 

 d-art.it

 

Ho scelto, per questo, di concludere con Parden’s e con Daniele Giorgio a promuovere l’abbandono del decorativismo, del colore piatto, della linea. Un défilé questo realizzato per infondere coraggio a tutti coloro che nel mondo si sentono discriminati e di troppo; un messaggio iniziale chiarisce questo intento.

La donna Parden’s viene percepita da me eclettica, anticonformista e determinata come decisi sono i colori, essenzialmente primari. Amo particolarmente le stampe, con chiare influenze della pittura astratta. Le silhouette sono decisamente slanciate, a caratterizzare una donna decisamente orientata al futuro. La strada verso un cambiamento radicale in questo senso è segnata grazie ad un gioco costante di proporzioni e contrapposizioni che il pubblico promuove.

 

La musica si spegne per l’ultima volta, le luci si abbassano,  il sipario cala.

Appuntamento a giugno forse in un altro luogo, forse con occhi nuovi per me.

Il bilancio di questa avventura non può non essere estremamente positivo. Perché in  quattro giorni ho viaggiato per mondi fantastici senza pagare alcun biglietto; ho visto il futuro della Moda italiana che parte da qui, dove c'è la fabbrica di talenti pionieri di ciò che verrà e sarà.

Ho conosciuto persone fantastiche e ammirato abiti da mille e una notte.

Ho lasciato i problemi quotidiani a casa e mi sono fatta trasportare in un universo parallelo dove i sogni si realizzano e vivono. Mi sono sentita leggera come non accadeva da tempo ed è questo, forse, uno dei “poteri” della moda che con la sua bellezza e potenza sembra essere un dono immenso di Dio.

Ringrazio, innanzitutto , di vero cuore Stunning Hunter per avermi permesso di vivere questa avventura a pieno; Raffaella Longo Rinaldi e tutto lo staff di Altaroma con il quale sono venuta in contatto, senza dimenticare tutti gli stilisti che ho avuto il piacere di conoscere in un ambiente in cui il confronto è costante e le doti artistiche di ognuno sono in continua ascesa.

Presto vi parlerò ancora di Altaroma per mostrarvi concretamente cosa mi è rimasto e cosa può entrare nei nostri armadi. Ora vi lascio, perché ho ancora voglia di far andare la fantasia... 

 

“ La moda è un sogno, vivilo”

E io non voglio smettere ora...

 

 

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